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VENERDÌ SANTO – PASSIONE DEL SIGNORE

“Ho sete” (Gv 19,28)

Vangelo

Passione del Signore.

 

di p. Luigi Polvere icms

Gesù, sapendo che tutto era compiuto, per adempiere pienamente le Scritture, disse: "Ho sete!" È la parola più piccola, tra quelle pronunciate sulla croce. Gesù ha sete. Fermiamoci a riflettere sulla profondità di questa parola per poter comprendere il senso profondo del Venerdí Santo. Dio, l'Onnipotente, il Creatore di tutte cose ha sete del nostro amore ed é proprio questa sete che lo spinge a donarsi completemente e senza riserve. Ha sete di vederci salvi, liberi, felici. Colui che non ha bisogno del nostro amore, della nostra lode, si fa bisognoso. Perché tutto questo?

Capita spesso, nella nostra vita di non saper dare una risposta ai nostri problemi, alle cose che ci accadono; molte volte non riusciamo a trovare le motivazioni per fare qualcosa: pregare, studiare, obbedire, perdonare, accogliere, sopportare un dolore etc. e senza quella motivazione, viviamo ripiegati, fare le cose diventa pesante, quasi insopportabile. Gesù con queste parole ha voluto mettersi nella situazione di avere sete, perché ognuno di noi potesse scoprire una ragione per vivere. Ha gridato quella parola dalla croce perché, quando la tua rabbia o la tua stanchezza, o il tuo orgoglio ti chiudono il cuore e ti impediscono di amare, tu potessi ricordare quell'invito: “... Fallo per me”... “Ne ho sete”;  ma, non mi va, non so come fare... “Fallo per me...” perdona quella persona... “Fallo per me...” donati... “Fallo per me!”.... Dirà san Paolo: «Completo nella mia carne ciò che manca ai patimenti di Cristo».

Ognuno di noi nella propria vita é chiamato a salire sulla croce con Gesú. In questo atto di amore totale che è la Croce, Gesù ha voluto lasciare un pezzetto perché anch'io potessi mettere la mia parte. É come un bambino vuole aiutare la mamma a fare la torta, muore dalla voglia di mettere le mani nell’impasto, di mischiare i vari ingredienti, ma tante volte é piú un intralcio per la mamma che un aiuto. Poi peró quando la torta é pronta ed é portata a tavola, la mamma dice a tutti che il suo piccolo ha fatto la torta: bugia,  in realtá la torta l’ha fatta lei; lui ha soltanto messo le mani insieme alle sue. Ecco con Dio funziona piú o meno cosí.

È Lui che con la sua morte ci salva, é Lui che con il Suo Amore ci libera dal peccato, ma per farlo sentire all'uomo di tutti i tempi ha bisogno delle tue mani, dei tuoi piedi, del tuo cuore, dei tuoi occhi, della tua vita. Perciò Lui con la stessa delicatezza di una madre ha sete di te per continuare a mettere la bellezza in questo mondo, attraverso la tua unicità. E come rispondiamo a questo grido? Cosa siamo disposti a dare? Tante volte facciamo resistenza, fuggiamo, abbiamo paura di donarci perché pensiamo di perdere qualcosa; abbiamo paura che Dio ci chieda “troppo” e, allora, come quei soldati gli offriamo um palliativo, qualcosa per tenercelo buono, ma Gesù lo rifiuta perché vuole insegnarci che la vita è bella quando la doni totalmente, quando la spendi per qualcuno, quando la vivi pienamente senza “anestetici”, anche quando fa male. Perché ricorda che c'è una sola gioia: tutto l'amore che hai dato e un solo rimpianto: tutto l'amore che hai conservato per te, difendendolo.

In questo giorno contemplando il Crocifisso chiediamoci, come amava fare san Francesco d’Assisi: “Chi sono io per te, o Signore?” e allora scopriremo non solo la nostra preziositá, ma che ogni croce che la vita riserva non é soltanto una sconfitta, ma un passaggio obbligato per la gloria.

 

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