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Verrà a giudicare i vivi e i morti

Editoriale del MARIA DI FATIMA - n°8, Novembre 2021

di padre Mario Piatti, icms

MARIA DI FATIMA - n°8, Novembre 2021

EDITORIALE

Già un antico poeta greco, Mimnermo (VII-VI sec. a.C.), in una sua famosa composizione, deplorava la precarietà della vita, con una immagine spesso ripresa nella letteratura di popoli ed epoche diverse: siamo come le foglie, che solo per breve tempo godono la bellezza e la fragranza della primavera. L’inverno incombe, la nostra vita mortale è segnata dalla fugacità. Tutto scorre, riempiendo il cuore di rimpianto, per gli anni felici della giovinezza, che più non ritornano.

Impressioni e suggestioni di questo genere – “imparentate” con la consapevolezza della nativa inconsistenza di ogni cosa – attraversano anche la Sacra Scrittura, ponendo dinanzi all’uomo il mistero indecifrabile dell’esistenza. Scriveva il profeta Isaia: Ecco, le nazioni son come una goccia da un secchio, contano come il pulviscolo sulla bilancia; ecco, le isole pesano quanto un granello di polvere” (Is 40,15). Siamo e rimaniamo un nulla, un granello di polvere; un povero nulla, che si erge spesso, però, presuntuoso e superbo, ritenendosi padrone assoluto del suo tempo e delle sue capacità, giudice benevolo e insindacabile di se stesso e delle proprie scelte.     

Siamo tutti, chi più chi meno, vittime di questa autoreferenzialità: un “parolone” prima sconosciuto – forse ora un po’ abusato – entrato ormai nel linguaggio comune per denunciare la chiusura su se stessi, l’auto-compiacimento per le proprie “imprese”. È un atteggiamento che rifiuta una riflessione più ampia sul proprio operato ed esclude il sereno confronto con gli altri. Soprattutto con l’Altro per eccellenza: il Signore. Eh già: perché ognuno di noi si crede, in qualche modo, assoluto gestore delle sue risorse, dimenticando la propria origine, il proprio destino; evitando di pensare che sulle nostre azioni possa levarsi il giudizio di Qualcun altro.

Solo Dio è Giudice giusto, solo Lui è Padre Provvidente, che su tutti stende la sua mano benedicente, offrendo a ogni uomo un cammino di salvezza, orientato a una beatitudine eterna.

Non siamo noi stessi, con le nostre fantasie o con i nostri ricorrenti “deliri di onnipotenza”, giudici legittimi e imparziali del nostro agire; neppure lo è il mondo, con i suoi supposti tribunali, spesso condizionati dalle mode correnti, dal pensiero dominante, dalle linee direttrici del pensiero unico; non lo sono i tanti “maestri” improvvisati, che offrono a buon mercato la soluzione dei nostri problemi e dell’impenetrabile enigma che pervade la vita.

Solo Dio, nostro Signore e Creatore, ha “il diritto” di giudicare, di dare il suo avallo o la sua disapprovazione sulle nostre opere e sulle nostre intenzioni. Lui solo è il garante autentico della nostra libertà, della nostra responsabilità, delle nostre scelte.

Lui solo sa restituire valore allo scorrere inesorabile del tempo, bagnando con il suo Sangue ogni giorno dell’anno, ogni ora di una giornata, ogni circostanza e situazione in cui veniamo a trovarci. Lui solo possiede la forza e la grazia per restituirci alla vita, per risanarla, per santificarla e per glorificarla.

Il solo Giudice è il Signore: quel Bimbo nato a Betlemme, 2000 anni fa; quell’Uomo vissuto nell’anonimato di Nazareth; quel condannato a morte, che fino all’ultimo invoca misericordia e perdono per i suoi carnefici e per i suoi crocifissori di ogni tempo; il Risorto.

Il nostro Giudice ha come parametro l’amore ed è disposto a dimenticare tutto il male commesso, anche per un solo atto di sincero pentimento e di autentica carità.

E la nostra sola Avvocata è Lei – la Madre, la Vergine Immacolata, la Sposa – che, umile e alta più che creatura, ha colmato il suo nulla dell’infinito Amore di Cristo.

Ella, a Fatima, ha confermato la sua materna sollecitudine per l’umanità e nell’eternità prega e ama, ama e prega. Per noi, suoi figli. 

 

***

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