di Katiuscia Iacchini
Le parole di ringraziamento e di gioia di Maria rappresentano un’opera dello Spirito Santo in lei; rispondono alla sintesi più alta della gioia dell’incontro con l’Angelo.
Ma ciò che fa riflettere di questo incontro incredibile è che la preghiera di Maria non cade nella trappola dell’intimismo e nell’errore di considerare gli altri un ostacolo alla nostra esperienza di fede e di preghiera.
Quelle di Maria all’Angelo sono domande umane normalissime, ella rimane turbata e smarrita, la terra frana sotto i suoi piedi, ma avverte profondamente che l’unico modo per affrontare quella realtà è aderirvi, è viverla dicendo il suo ECCOMI.
È, in fondo, lo stesso unico modo che tutti noi abbiamo per comprendere la vita: viverla! Maria ci insegna la concretezza più alta; Lei, che è la contemplativa per eccellenza, ci insegna la semplicità dell’agire. Non si chiude in compagnia di questa sconvolgente esperienza spirituale, ma concretizza questo incontro con Dio in un gesto di servizio.
Abbiamo davvero pregato se amiamo veramente qualcuno, se siamo più decisi nell’amore e nel trovare il coraggio della fatica del servizio.
Elisabetta era lontana, Maria affronta un lungo e incerto viaggio per andare da le. Ma non vi sono nel Vangelo indicazioni morali nelle azioni di Maria: semplicemente Ella va e comprende proprio nell’incontro con la cugina la stessa chiave di lettura della sua vita. Ecco che l’altro diviene occasione di preghiera, sblocca situazioni incomprensibili della nostra vita.
Dall’incontro tra due persone nasce il frutto della gioia e il miracolo della preghiera, che diviene “chiesa”. Sono, infatti, proprio quelle relazioni autentiche che ci vengono donate come “chiesa” che ci lasciano un’esperienza nuova: riconosciamo in esse una grazia, perché la Chiesa è davvero incarnata laddove faccio esperienza di Cristo, che mi cambia la vita e mi fa cantare con gioia l’incontro con Dio.
Abbiamo tanto bisogno che la nostra preghiera incontri la Chiesa e i Sacramenti.
Maria canta la sua storia nel Magnificat e narra come agisce Dio. Lei canta tutto ciò che compirà quel Figlio, vede un nuovo mondo, è nella gioia, nella luce e la dona anche agli altri.
Nella nostra vita di fede non possiamo fingere, la preghiera non è qualcosa per noi e basta: parte da noi, ma fa bene a tutti, altrimenti è pura retorica.
Allora, possa Maria donarci la grazia di guidarci verso la preghiera autentica, per stare con Dio e per compiere il dono della nostra fede: diventare come Gesù, nel mondo.