Pillole di SpiritualiTà
I Cuori di Gesù e di Maria stanno attenti alla voce della vostra supplica. (dalle Memorie di suor Lucia)
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Nel dolce delirio di una sana convivenza famigliare
di Giorgia Brambilla*
* Sposata e mamma di tre figli, Professore straordinario di Bioetica presso l’Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum”, incaricato di Etica sociale presso la LUMSA
Uno dei simboli della Passione, Morte e Resurrezione di Nostro Signore, che troviamo nei Vangeli, è l’olio di nardo, un unguento molto prezioso, capace di diffondere il suo forte profumo a distanza. Già nel Cantico dei Cantici il simbolo del nardo indica un amore eterno, prezioso, più forte della morte.
La famiglia, in fondo, è proprio come l’olio di nardo: è un bene prezioso per l’individuo e per la società, che è diffusivo, non chiuso in se stesso, perché costituito dall’amore, quello vero, che genera e che resiste, con la Grazia di Dio, alle inevitabili intemperie della vita.
Ed è dalla famiglia che dobbiamo ripartire per vincere l’individualismo in cui ci siamo arenati come società; è la famiglia il luogo dove si impara che si può realizzare il bene comune senza soffocare quello personale, dove si scoprono il bene e la bellezza della vita umana, specialmente quella più fragile e dove si coltiva la virtù della giustizia. Una società a misura di famiglia è la migliore garanzia contro ogni deriva di tipo soggettivista o collettivista, perché in essa la persona è sempre al centro dell’attenzione, in quanto fine e mai come mezzo.
FAMIGLIA: “FARO” PER LA SOCIETÀ
L’amore reale, legato ad una scelta definitiva e autentica come quella matrimoniale, è la salvezza per l’ansietà cronica che avvolge la nostra società, perché rivela quotidianamente ad ogni suo componente che la gioia può coesistere con il dolore, non è la sua antitesi, così come la croce è espressione massima dell’amore di Cristo per l’uomo.
Dal canto suo, la famiglia deve recuperare ciò che le è proprio, a partire dall’aspetto educativo delle nuove generazioni e dal suo essere “faro” per la società, diventando così “ciò che è”, parafrasando il celebre passo di Familiaris Consortio. Bisogna quotidianamente riscoprire non tanto cosa dobbiamo fare, ma chi siamo chiamati ad essere come genitori, sposi, figli.
Pensiamo, per esempio, all’importanza dell’educazione alla fede e della troppo spesso dimenticata educazione morale, con la quale ci si assicura che l’educazione non riguardi solo la mente, ma la volontà e si educa il bambino alle virtù.
L’EDUCAZIONE DEI FIGLI? COMPITO DEI GENITORI
Un ruolo, questo, indispensabile, che non può essere delegato interamente ad altre “agenzie educative”, nemmeno alla parrocchia.
«Senza l’educazione della mente, infatti – scrive Fulton Sheen – un bambino rimane un “povero diavolo”; con l’educazione della mente, ma senza l’educazione della volontà e quindi senza l’amore del bene, diventerà un diavolo astuto» (Fulton J. Sheen, Il sentiero della gioia). Riappropriarsi di questo fondamentale compito non è semplice, ci vuole coraggio: non quello dei “super-eroi”, ma quello che deriva dalla presa di coscienza di non essere soli e dalla consapevolezza che, mediante il sacramento del matrimonio, la famiglia “è costruita sulla roccia” (Mt 7,24).
UNA SOLA CARNE, UN SOLO SPIRITO
Ma pensiamo anche al cammino di santità a cui sono chiamati gli sposi. Essi, «nel dolce delirio di una sana convivenza famigliare» (Fulton J. Sheen, In tre per sposarsi), hanno la possibilità di fare cose di un valore inestimabile, come pregare, confrontarsi e sostenersi nella prova; hanno l’opportunità di riscoprire l’autenticità di un rapporto esclusivo, capace, con l’aiuto di Dio, di amare con cuore indiviso, tutto da contemplare, come illustra Tertulliano nel celebre testo Ad uxorem: «Quale giogo è mai quello di due fedeli uniti in un’unica speranza, in un solo desiderio, in un unico rispetto, in un unico servizio! Sono fratelli e collaboratori nello stesso tempo. Nessuna differenza tra carne e spirito, ma veramente sono due in una sola carne. Dove la carne è una sola, uno solo è anche lo spirito: pregano insieme, insieme si inginocchiano, insieme digiunano, si ammaestrano l’un l’altro, si esortano l’un l’altro, l’un l’altro si confortano (..) Al vedere e sentire queste cose, Cristo si rallegra. Dove vi è una tale coppia, là anch’Egli si trova».
LO STESSO SCANDALO DI SEMPRE: QUELLO DELLA CROCE
E infine pensiamo alla maternità. Già, perché essere madre è oggi forse quanto di più oscuro (o oscurato?) ci sia. I mass media ci mostrano ogni tipo di immagine, senza “fasce protette” né bollini rossi. Invece, davanti alla donna-madre giriamo lo sguardo. Infastidisce una donna che non lavora per fare la mamma, è definita “oscena” se allatta in pubblico, “asociale” se non manda i figli al nido, “esagerata” se rinuncia alla palestra per pranzare con loro, “fissata” se li segue nei compiti, “esaurita” se li porta dal pediatra senza il poker di nonni.
Cosa nasce nel cuore femminile che scandalizza tanto la nostra società? È lo stesso scandalo di sempre, quello che contempliamo nella Settimana Santa: lo scandalo della croce o, in altre parole, l’amore sotto forma di sacrificio. È bellissimo come san Luigi Maria di Montfort paragoni la Vergine Maria, la Madre per eccellenza, ad Abramo nel sacrifico di Isacco (L.M. Grignion de Montfort, Trattato della Vera Devozione a Maria): «[Il Figlio] ha glorificato la propria indipendenza e maestà nel dipendere da questa Vergine amabile (..) fino alla sua morte, alla quale ella dovette assistere, per non costituire con lei che un medesimo sacrificio e per essere immolato all’eterno Padre con il consenso di lei, come un tempo Isacco fu immolato alla volontà di Dio con il consenso di Abramo. È lei che lo ha allattato, nutrito, custodito, allevato e sacrificato per noi».
UN DOLORE CHE GENERA E PURIFICA
A causa del peccato originale, infatti, il dolore permea tutta la vita della donna come madre e non solo il parto – come già ricordava San Tommaso. Ma questo dolore è generante e al tempo stesso purificante. La maternità ha dell’incredibile. È come se, dando alla luce il figlio, anche la madre nascesse insieme a lui: da quel momento ella ha occhi, orecchie, cuore e mente che prima non aveva.
Nessuna parola umana può esprimere adeguatamente il livello interiore ed esteriore di fatica ed abnegazione a cui è chiamata la donna quando diventa madre e, al tempo stesso, la grandezza del privilegio offerto da Dio alla donna in quanto madre.
Lasciamo che la verità della famiglia entri attraverso le porte chiuse del nostro egoismo; una verità che, insieme al Risorto, entri nelle nostre case “a porte chiuse”, ma non “a mani vuote”, perché ci porta il dono più grande: la Pace.
Pace di stare con fortezza e tanta gratitudine al nostro posto, come genitori, sposi, figli.
(tratto dalla Rivista “Maria di Fatima”, del Movimento Famiglia del Cuore Immacolato di Maria)
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