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Vivere la “GRANDE E SANTA SETTIMANA”

di p. Ennio Castellano icms

Con le nostre sofferenze

imitiamo la passione di Cristo,

con il nostro sangue

onoriamo il sangue di Cristo.

Se sei Simone di Cirene,

prendi la croce e segui Cristo.

Se sei Giuseppe d’Arimatea,

assumi quel corpo e rendi tua propria,

così, l’espiazione del mondo.

Se sei Nicodemo, seppellisci il suo corpo

e ungilo con gli unguenti di rito,

cioè circondalo del tuo culto e della tua adorazione.

E se sei una delle Marie,

spargi al mattino le tue lacrime.

Fa’ di vedere per primo la pietra rovesciata,

vai incontro agli angeli, anzi allo stesso Gesù.

(San Gregorio Nazianzeno, Discorso 44,24)

 

Questo bellissimo testo, di San Gregorio di Nazianzo, ha un pregio del tutto particolare: leggendolo, si ha la sensazione che tutti noi - nessuno escluso - possa sentirsi coinvolto nel Mistero Pasquale di Cristo. Tutti potremmo essere un po’ Simone, un po’ Giuseppe d’Arimatea, un po’ Nicodemo, un po’ una delle Marie… e fare esperienza “diretta” dell’incontro con Colui che “ci amò fino alla fine!”.

Con questo spirito possiamo “leggere” gli avvenimenti della “Grande e Santa Settimana”, nella quale l’Amore di Dio sorpassa le nostre miserie. Certamente non si deve considerare la “Settimana Santa” come settimana conclusiva della Quaresima ma, come scrive un autore, “vorremmo definirla la prima settimana del nostro credere in Gesù, il figlio di Dio, venuto sulla terra per essere la Luce nuova del mondo intero”.

Un’altra considerazione, che può aiutarci a vivere la “Grande e Santa Settimana”, possiamo prenderla dall’evangelista Matteo: “Dove vuoi che prepariamo per celebrare la Pasqua?” (Mt 26,17) - chiedono i discepoli a Gesù.

Non si celebra la Pasqua se non la prepariamo. Non è come sedersi su una poltrona e guardare un canale televisivo e poi ascoltare, assistere… La Pasqua non la si assiste: la si celebra e quindi ci si prepara.

L’anno scorso abbiamo vissuto il periodo quaresimale e celebrato la Settimana Santa chiusi in casa, vivendo la Pasqua “nella ritualità familiare”, aiutati dai mezzi di comunicazione sociale; ma con il pericolo, appunto, di rimanere passivi!

Quest’anno possiamo vivere “in presenza” la “Grande e Santa Settimana”, in parrocchia o nella chiesa più vicina alla propria abitazione. Dio sia lodato! Non perdiamo questa occasione per rivivere pienamente l’incontro con il Risorto.

Questa settimana è ricca di liturgie, di celebrazioni e riti religiosi; è dedicata alla contemplazione e al silenzio, che inizia con la Domenica della Palme a ricordo dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, accolto trionfalmente come Messia dalla popolazione, agitante in segno di saluto frasche di palma. Per questo evento, nelle nostre chiese si benediranno i rametti d’olivo, come segno della nostra viva e gioiosa partecipazione alla Passione di Gesù.

I giorni fino al Giovedì santo appartengono ancora al tempo quaresimale e sono caratterizzati dalla memoria degli ultimi eventi della esistenza terrena del Signore.

 

Giovedì santo

In questo giorno si ricorda l’istituzione dell’Eucarestia, del sacerdozio ministeriale e del comandamento dell’amore. Il Giovedì santo, diviso tra il tempo di Quaresima e il Triduo pasquale, è caratterizzato dalla celebrazione della Messa del “Crisma” e della Messa nella “Cena del Signore”, seguita dall’adorazione del Santissimo Sacramento, deposto sull’Altare della reposizione.

Nel corso della Messa crismale il Vescovo consacra gli Oli santi, che saranno impiegati

durante l’anno in occasione di Battesimi e Cresime, per l’Ordinazione di nuovi Sacerdoti e per celebrare il Sacramento dell’Unzione degli infermi. Al canto del “Gloria” si suonano le campane, che rimarranno poi nel silenzio liturgico fino al “Gloria” della Veglia Pasquale, per esprimere il senso penitenziale proprio del Triduo.

 

Venerdì santo

Nel secondo giorno del Triduo pasquale si commemora la Passione, la crocifissione e la Morte di Gesù. Oggi, al centro vi è la Croce, mistero da meditare e adorare. Vi è il digiuno: non solo quello della tavola, ma la volontaria rinuncia a qualcosa di “legittimo”, quale segno esteriore della nostra partecipazione al sacrificio di Cristo.

Nel pomeriggio si celebra un’azione liturgica per commemorare la Passione e Morte di Gesù, suddivisa in tre parti: la liturgia della Parola; l’Adorazione della Croce; la Comunione eucaristica.

Davanti alla Croce si leggerà il racconto della Passione e Morte del Signore (Gv 18,1-19,42) e poi verrà recitata una preghiera universale, perché la Croce raccoglie tutti (si farà particolare riferimento a chi soffre per il contagio e a chi opera per la cura dei malati).

 

Sabato Santo

Il Sabato Santo è il giorno della sepoltura di Gesù e della sua discesa agli inferi, cioè del suo estremo abbassamento, liberamente accolto per liberare coloro che dimoravano nel regno della morte. Questo è un giorno particolare, nel quale regnano il silenzio e l’assenza di celebrazioni: s’intravvede già, però, il trionfo della Speranza e della Salvezza.

 

Veglia Pasquale

Per antichissima tradizione questa è “la notte di veglia in onore dei Signore” (Es 12, 42), giustamente definita “la veglia madre di tutte le veglie” (Agostino, Discorso 219). In questa notte il Signore “è passato” per salvare e liberare il suo popolo, oppresso dalla schiavitù; in questa notte Cristo “è passato” alla vita, vincendo la grande nemica dell’uomo, la morte; questa notte è la celebrazione-memoriale del “passaggio” dell’uomo in Dio attraverso il Battesimo, la Confermazione e l’Eucaristia.

Vegliare è un atteggiamento permanente della Chiesa, che, pur consapevole della presenza viva del suo Signore, ne attende la venuta definitiva, quando la Pasqua si compirà nelle nozze eterne con lo Sposo e nel convito della vita (Ap 19, 7-9).
La liturgia non è coreografia, né vuoto ricordo, ma presenza viva, nei segni, dell’evento cardine della salvezza: la Morte-Risurrezione del Signore.

La Veglia pasquale comprende la Liturgia della luce (Cristo luce e salvezza del mondo); la Liturgia della parola (il percorso, in sintesi, della Storia della Salvezza); la Liturgia battesimale (nelle acque del Battesimo è inghiottito il mondo del peccato e riemerge la creazione nuova); la Liturgia eucaristica, vertice di tutto il cammino quaresimale e della celebrazione vigiliare.

 

Domenica di Pasqua

La Pasqua è il culmine del Triduo pasquale, centro e cuore di tutto l’anno liturgico. È la festa più solenne, che prosegue con l’Ottava di Pasqua e con il tempo liturgico di Pasqua che dura 50 giorni, inglobando la festività dell’Ascensione, fino alla solennità della Pentecoste.

La Pasqua è l’alleluia speciale dell’uomo; è il grido di gioia dell’umanità intera. Il motivo: è il “giorno di Cristo Signore”, Creatore Redentore e Glorificatore di tutto ciò che esiste ed è salvabile; è il giorno della Gloria di Cristo, vero Dio e vero Uomo. È contemporaneamente la Pasqua del Signore e anche “nostra Pasqua”, presente e futura.

 

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