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VOLETE PASSARE I VOSTRI GIORNI NELLA VERA PACE?

Dalle lettere di San Gabriele dell'Addolorata

Tratto dal sito “Santuario di san Gabriele

Car.mo Padre

Sono rimasto meravigliato nel sentire che fin dal mese […] non abbiate ricevute più mie lettere attesoché, se non erro, dacché mi trovo stanziato qui in questo ritiro vi ho già inviato 4 o 5 lettere, l’ultima delle quali non sono forse 3 mesi da che la scrissi, e di più sui primi di gennaio ne inviai un’altra a Michele che mi aveva scritto.

Ci vuole pazienza! prendiamo tutto dalla mano amorosa di Dio. Chi non porta la croce dietro di Gesù Cristo e non lo segue non può essere suo discepolo. Mi direte che la croce l’avete; orbene questo è un buon segno, questo è quanto il Signore vuole da voi. Verrà poi il tempo della consolazione.

Papà mio, volete vivere tra tante miserie tranquillo? Volete passare i vostri giorni nella vera pace? La chiesa e la casa, o papà mio, vi rimane; vi parlo con il cuore; Iddio vi ha tolto ogni impiccio, non avete più grandi affari, non più impiego, non più grande famiglia, vi rimane soltanto l’affare della vostra anima e di quella dei fratelli; a questo sì, a quest’affare, o papà mio, datevi tutto, questo soltanto vi stia a cuore. Non vi curate delle notizie del mondo, ma l’anima soltanto, l’anima sola tutto vi occupi.

Non crediate già che la tristezza vi abbia da opprimere no, poiché Gesù l’ha detto: “Il mio giogo è dolce e leggero” (Mt 11,30). Lo ripeterò ancora una volta, fatevi da Enrico e da Vincenzo leggere qualche buon libro, come Le Glorie di Maria di S. Alfonso, le opere di S. Francesco di Sales, L’Amor di Maria, qualche libro che parli dell’amore e passione di Gesù Cristo, qualche vita di santo od altro che potete farvi mostrare dal vostro padre spirituale. Assistete al divino sacrificio, e la sera nel sortire a passeggio la chiesa di Maria addolorata sia la vostra ricreazione, dimora e conversazione, compatite questa Madre dei dolori con la memoria delle sue pene leggendone qualche libretto che ne tratti, facendo la via crucis, recitandone la coroncina, lo Stabat Mater, od in altro modo, ed allora sì che questa madre di amore, che mai si fa vincere in cortesia, vi saprà ben ella compatire.

Con Lei sfogate il vostro cuore, a Lei raccontate le vostre cose, le vostre miserie, i vostri bisogni, a Lei raccomandate la vostra famiglia, il grande affare dell’anima, e me ancora che mi trovo in grande bisogno. A Lei rivolgete spesso questa orazione: “Ti prego ardentemente, mia Signora, o santa Maria, prendi la mia causa nelle tue mani”, esternando a Lei quale sia la vostra od altrui causa che deve salvare. Non dubitate no, o papà mio, che se ritirato da qualsiasi conversazione diurna o notturna, converserete con Gesù e con Maria, in chiesa e in casa, non vi annoierete, no, ma ben sapranno essi farvi gustare le dolcezze riposte a quelli che fedelmente li servono.

Caro padre, volete con soddisfazione e sicurezza rendere conto a Dio di coloro che da Dio stesso vi sono stati consegnati? Deh! per carità, non siate con essi in alcune cose indulgente. Non permettete loro in verun conto di andare al teatro, per carità, non conversazioni, non compagnie. Io per me, ve lo ripeto, se il Signore non mi avesse fatto la misericordia grande che mi ha fatto, mi sarei rovinato appunto per tali cose. Né vi contentate di ammonirli e dire che si portino in tali luoghi con saggezza e prudenza, no, poiché ciò penso io non vi esimerebbe dal rendere conto al Signore.

Papà mio, perdonatemi, ve l’ho detto altre volte: il desiderio di poterci in quel giorno tremendo dell’universale giudizio ritrovare tutti alla destra sotto il manto della nostra corredentrice Maria mi eccita a fare e a dire ciò che rigorosamente parlando a me non apparterrebbe.

Usate dunque, o papà mio, sulla famiglia di quella autorità che Iddio vi ha dato, né succeda mai che per non disgustarli abbiate a secondarli nei loro capricci; è meglio che adesso provino un qualche rigore paterno, che poi vi abbiano a maledire in eterno. La cosa non è esagerata né effetto di scrupoli; di Dio e del mondo non si può essere, a due padroni non si può servire, la croce di Gesù Cristo e i gusti del mondo non possono combinarsi […] Vi raccomando finalmente i poverelli, ricordandovi che anch’io sono povero e però non sono padrone neppure di un bicchiere d’acqua, e pure nulla mi manca, anzi ho di avanzo, vivo comodamente, mi trovo contento e benedico l’ora che entrai in questa santa religione.

Salutate tutti di casa, e chiedendovi la santa benedizione mi dico

vostro aff.mo figlio
Conf. Gabriele di Maria SS.ma Addolorata

 

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