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XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - 05 settembre 2021 - ANNO B

La Parola di Dio commentata ogni settimana dai Servi e dalle Serve del Cuore Immacolato di Maria

Vangelo

Fa udire i sordi e fa parlare i muti.

+ Dal Vangelo secondo Marco (Mc 7,31-37)
 
In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Parola del Signore.

Spunti di riflessione

Prima di dire al sordomuto: “Effatà”, cioè: “Apriti!” (Mc 7, 34), Gesù emise un sospiro, che comunemente viene inteso come l’esternazione di un desiderio. E il desiderio di Cristo era uno solo: la salvezza di ogni uomo, che Egli attuò attraverso la Sua Passione, Morte e Resurrezione.

È a questo momento, da Lui tanto atteso, che si riferiva quando disse alla folla che Lo ascoltava: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra e quanto vorrei che fosse acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato e come sono angosciato finché non sia compiuto!” (Lc 12, 49-50).

Il Figlio di Dio ha atteso dall’eternità il momento di incarnarsi sulla terra, ha offerto al Padre ogni respiro, ogni Suo movimento, ogni Suo gesto e parola per la nostra Redenzione, che si sarebbe compiuta pienamente nel battesimo di sangue che avrebbe affrontato il Cristo nella sofferenza culminata sulla Croce. E in questa domenica il Signore passa nel territorio della Decàpoli, sapendo che sta per mettersi in cammino per Gerusalemme e cioè verso il Calvario: la Sua ora sta per compiersi, quella in cui pagherà il grande riscatto a prezzo del Suo Sangue.

“Dite agli smarriti di cuore: “Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi.” (Is 35, 4). È la voce del popolo di Israele che, per lunghi anni, ha aspettato la venuta del Messia.

Il Beato Giacomo Alberione così scriveva nella sua opera “Maria Regina degli Apostoli”: “Dottori e Teologi della Chiesa confermano che la venuta del Salvatore fu accellerata precisamente per causa degli ardenti sospiri della SS. Vergine. […] Ella, nella sua solitudine, si offriva in sacrificio per la salvezza di Israele e del mondo intero. Fu come colomba che geme sulle rovine di un grande edificio: l’uomo uscito bello dalle mani creatrici e santificatrici di Dio, era stato deturpato dal peccato originale. Ed i suoi gemiti venivano uditi dal Padre che si mosse a restaurare in Cristo l’edificio…”.

Per permettere però al Padre di restaurare questo edificio anche in noi, occorre aprirsi alla grazia, all’azione di Dio nella nostra vita: questo significa stare in disparte con Lui. Allora, più staremo con Lui, più desidereremo ciò che Lui desidera e saremo capaci di ascoltare il grido dell’umanità sofferente a causa del peccato.

Quando invece viviamo nei vizi, senza avere un desiderio concreto di essere migliori, ossia senza avere una ferma volontà di correggerci e di lasciarci correggere, rischiamo di diventare sordi ad ogni richiamo della nostra coscienza, ad ogni osservazione che può venirci fatta e, a poco a poco, ci isoliamo dagli altri, vivendo un’esistenza aliena dai problemi che ci circondano. Il cuore, così, avverte solo i propri bisogni, con il rischio di non andare in profondità nelle situazioni che vive e di rimanere in superficie. La conseguenza? Prima o poi sbatteremo contro i nostri limiti e quelli altrui e le difficoltà ci sembreranno insormontabili per le nostre povere forze.

Il sordo spirituale è fondamentalmente una persona sola, ed è muto, perché spesso non riesce ad esprimere il suo interno e ad aiutare gli altri a farlo. Chi ha invece un cuore dotato di un buon udito coltiva un rapporto profondo con il Signore e grandi desideri di bene per sé e per tutti, specialmente per chi è più lontano da Lui.

Così rifletteva S. Caterina da Siena rivolgendosi a Dio: “Come è possibile, in questi tempi tristi, curare tanti mali che soffre la Chiesa? So cosa farete: susciterete anime ardenti nei loro desideri; le loro opere saranno ristrette, ma i desideri sconfinati: uniti, arriveranno a salvare il mondo”.

Chiediamo al Signore che accresca in noi tali “desideri sconfinati”, quei desideri di ambizione che animarono i santi, perché aspiravano a qualcosa di più grande, di infinitamente più grande, ossia a Dio stesso. Ci sarà mai qualcosa talmente grande da superare il Signore in grandezza? E noi cosa desideriamo?

Se desidereremo sinceramente di amare Dio, Lo ameremo: che le nostre giornate si compiano secondo i desideri del Suo Cuore e di quello della Sua Ss. ma Madre.

 

 

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