Pillole di SpiritualiTà
Maria edifica continuamente la Chiesa, la aduna, la mantiene unita. (San Josemaria Escrivà)
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Se ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello
Vangelo
+ Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18,15-20)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
Parola del Signore.
Spunti di riflessione
Il Vangelo di questa domenica ci presenta un tema molto importante per la nostra vita cristiana: la correzione fraterna. La Chiesa, infatti, annovera tra le opere di misericordia spirituali anche quella di “ammonire i peccatori”. Ammonire significa avvertire qualcuno, affinché egli non commetta uno sbaglio, un errore che possa avere delle conseguenze per lui negative.
Anche nell’Antica Alleanza era già presente la correzione del fratello che sbagliava. Lo leggiamo proprio questa domenica nella prima lettura, tratta dal libro del profeta Ezechiele (33,7-9). Nel testo si legge come Dio abbia posto il profeta come una sentinella, affidandogli il compito di “avvertire” coloro che sbagliano. Egli dovrà “parlare al malvagio”, affinché esso si converta. Questo compito è gravoso, perché, in caso di inadempimento dello stesso, la colpa ricadrà anche sul profeta.
La correzione fraterna è un compito anche per tutti noi, i quali abbiamo non solo il privilegio e il dono di poter essere cristiani, ma anche la responsabilità che ne deriva. La vita cristiana è una vita comunitaria, fraterna. Siamo chiamati a vivere insieme, a salvarci insieme. Un santo sacerdote diceva di non volere andare in Paradiso da solo, ma di volerci portare tante anime.
Nella seconda lettura, San Paolo ricorda nella sua lettera ai Romani che siamo chiamati ad amare il prossimo come “noi stessi”, a volere, cioè, anche per loro quello che vogliamo per noi, ovvero la vita eterna. Bisogna dunque avere questa attenzione nei confronti del fratello che abbiamo accanto. Per questo, Nostro Signore ci vuole insegnare il giusto modus operandi per la correzione: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello.” La pericope evangelica ci ricorda subito il fine per il quale si corregge: il “guadagnare” il fratello. Non lo si fa per amore alla norma, bensì per amore del fratello stesso, per il suo bene. L’obiettivo è quello di guadagnarlo, ovvero di recuperarlo alla comunione con Dio e con i fratelli. A questo punto, però, egli potrebbe non desistere dal suo errore, non ascoltare… Gesù ci chiede di non demordere. Se non ascolterà te, “porta con te due o tre testimoni”; e, se questo non cambierà la situazione, “portalo davanti alla comunità”. È l’ultima prova di dialogo, ultimo tentativo di ravvedimento del peccatore.
La nostra libertà – intesa qui come “libero arbitrio” – è ciò che ci dà la possibilità di rispondere in modo libero e consapevole alla chiamata di Dio; ma, al contempo, può tramutarsi nella nostra condanna. Il fratello che sbaglia può dire ancora “no”. A questo punto il dialogo si interrompe e per il bene della comunità, onde evitare possibili scandali, è auspicabile arrivare all’allontanamento dell’errante (qui inteso in senso morale, cioè come colui che si allontana dalla verità).
“Sia per te come il pagano e il pubblicano” può sembrare una condanna definitiva, anche dura. In realtà, pur nella consapevolezza della situazione di pericolo che corre l’anima del “reo”, essa non è affatto una condanna definitiva. Anzi, pagani e pubblicani furono oggetto di particolare attenzione da parte del Signore, durante il suo pellegrinaggio terreno. La strategia allora cambia, anche se il fine rimane sempre lo stesso: che il peccatore si converta e viva.
Ecco le parole di Nostro Signore: “se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». Questa frase inserita subito dopo il passo riguardante la correzione fraterna, non è casuale, nulla lo è. È il Signore che ci chiede incessantemente di pregare insieme, comunitariamente, come Chiesa. La Chiesa è, infatti, il Suo Corpo Mistico: la preghiera della Chiesa è la preghiera di Gesù rivolta al Padre. Se pregheremo così, il Padre ci concederà quello che chiederemo, tanto più quando la nostra richiesta è la conversione di un fratello che, al momento, è perduto.
Confidiamo sempre nella infinita misericordia di Dio e ricordiamoci che la preghiera è un’arma potente, messa da Dio stesso nelle nostre mani. Non stanchiamoci, dunque, di offrire preghiere e sacrifici per coloro che sono lontani – magari perché si sono “allontanati” – dalla fede, arrivando così a vivere pienamente il messaggio di Fatima, il quale ci chiede di pregare e sacrificarci per coloro che non lo fanno.
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