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XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - 19 OTTOBRE 2025 - ANNO C

"Dio farà giustizia ai suoi eletti che gridano verso di Lui"

Vangelo

“Dio farà giustizia ai suoi eletti che gridano verso di Lui”

+ Dal Vangelo secondo Luca (Lc 18, 1-8)

 

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: 
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

 

Spunti di riflessione

Il Vangelo di oggi, proprio nel primo versetto, ci ricorda una necessità tanto importante nella nostra vita, quanto difficile: quella di pregare sempre, senza stancarsi mai.

Il concetto di preghiera incessante, nella Sacra Scrittura, non si trova solo nel Vangelo di Luca, ma ci sono tantissimi altri riferimenti: in Atti 12,5 si parla di una preghiera che saliva “incessantemente” dalla Chiesa per Pietro, che si trovava in prigione; In Efesini 6,8 Paolo esorta a “pregare incessantemente”; chiarissimo è poi il passo 1Tessalonicesi 5,17, il quale recita così “pregate incessantemente”.

Possiamo, dunque, affermare senza ombra di dubbio che il “pregare sempre” è un tema importantissimo nella Sacra Scrittura. A questo punto, potrebbero sorgere alcune domande: “pregare sempre” significa “pregare sempre sempre” o solo “tanto”? E se dovesse significare “sempre sempre”, com’è possibile pregare 24 ore su 24?

Un testo ascetico, chiamato “Racconti di un pellegrino russo”, scritto fra il 1853 e il 1861 da un certo Nemytov – un contadino oppure un mercante russo – parla del viaggio esteriore ed interiore di un uomo, il quale cercava proprio la risposta ai nostri interrogativi.

Il nostro amico pellegrino, motivato a dare una risposta a una possibile applicazione reale del passo 1Tessalonicesi 5,17, attraversa, munito solo di pane secco e di una Bibbia, la Russia e l’Ucraina. Interroga tanti sacerdoti e uomini di fede, ma costoro gli danno risposte che non soddisfano il suo desiderio di preghiera incessante; questo finché non incontra uno “starec”, ovvero un monaco mistico russo, che gli insegna la cosiddetta “preghiera di Gesù”, o preghiera del cuore, che consiste nella ripetizione incessante, secondo il ritmo del respiro, della formula «Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore», una frase adattata dal Vangelo (Luca 18,13).

Il nostro pellegrino russo, con grandi sforzi e per speciale vocazione, arrivò a ripeterla 24h su 24, la ripeteva perfino nel sonno. E noi? Come possiamo arrivare a ciò? Riportiamo qui le parole dello starec di Nemytov, inerenti proprio al “perpetuarsi” della preghiera incessante: “Dico frequente, perché la perfezione e la correzione della nostra preghiera non dipendono da noi, come ancora dice l’Apostolo Paolo: Non sappiamo quel che bisogna domandare. Solo la frequenza è lasciata in nostro potere come mezzo per raggiungere la purezza di preghiera, che è la madre di ogni bene spirituale. Acquista la madre e avrai la discendenza, dice sant’Isacco il Siriaco, insegnando che bisogna acquistare prima la preghiera per poter mettere in pratica tutte le virtù.”

Non è verosimile pensare di passare dal dire 1 Ave Maria al mese a 100 rosari al giorno nel giro di poco tempo… quello che invece è assolutamente fattibile è, come suggerisce lo starec, aumentare la frequenza, gradualmente, giorno dopo giorno; riportando le parole di San Francesco d’Assisi: “Cominciate col fare il necessario, poi ciò che è possibile e all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile”.

Inoltre, vale la pena anche di analizzare la frase di sant’Isacco il Siriaco, riportata sopra; questa si sposa benissimo con quella dell’apostolo Paolo “Ti raccomando, dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini” (1 Tm 2,1). Spesso, tra le ‘attività cristiane’, proprie di un cattolico, la preghiera viene messa all’ultimo posto, ingiustamente declassata alle opere, all’elemosina e, più raramente, al digiuno; san Paolo, invece, è chiarissimo: la preghiera viene “prima di tutto”, non nel senso che essa basta da sola e non c’è bisogno del resto, ma in modo che tutto ciò che si fa sia prima di tutto affidato al Padre e poi venga messo in atto, per non rischiare di sfociare nella mera filantropia.

Concludiamo questa riflessione con le parole di san Pio da Pietrelcina, un grande esempio di preghiera frequente, o, nel suo caso, si potrebbe veramente dire ‘incessante’ (pregava innumerevoli rosari al giorno!): “Preghiamo: chi prega molto si salva, chi poco prega si danna. Amiamo la Madonna. Facciamola amare e recitiamo il Santo Rosario che lei ci ha insegnato.

 

 

 

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