Pillole di SpiritualiTà
Maria edifica continuamente la Chiesa, la aduna, la mantiene unita. (San Josemaria Escrivà)
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Darà in affitto la vigna ad altri contadini
Vangelo
+Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21,33-43)
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a
quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a
un popolo che ne produca i frutti».
Parola del Signore.
Spunti di riflessione
La liturgia della ventisettesima domenica del tempo ordinario è incentrata sul tema della vigna del Signore e sulla responsabilità, che ciascuno di noi ha, di produrre frutti di pace e amore. Nella prima lettura, dal libro del profeta Isaia, la vigna rappresenta il popolo eletto o, per meglio specificare, si identifica con la Casa di Israele.
Dio se ne prende cura con immenso amore, ma, invece di produrre frutti buoni di giustizia e fraternità, essa genera solo acini acerbi e oppressione. L’amore di Dio è fedele ed è stato tradito dall’ingratitudine del suo popolo. Esaminando la seconda lettura, ovvero la lettera di San Paolo ai Filippesi, troviamo la chiave di risposta spirituale. L’apostolo ci invita a non essere preoccupati e tristi, infatti se coltiviamo ciò che è vero, nobile, giusto e puro, il Dio della pace sarà sempre con noi e la nostra vita porterà i frutti sperati dal Padre. San Paolo ci esorta a presentare a Dio ogni nostra necessità attraverso la preghiera e il ringraziamento.
Spostiamo ora l’attenzione sul brano del Vangelo, dove Gesù racconta la parabola dei vignaioli omicidi. Un padrone pianta una vigna, la affida a dei contadini e parte. Al momento del raccolto i contadini maltrattano e uccidono i servi mandati a ritirare i frutti e infine uccidono anche il figlio del padrone per impadronirsi dell’eredità. Nella parabola il padrone mostra una pazienza immensa, continuando a inviare messaggeri nonostante i rifiuti. Dio non si arrende davanti alla chiusura del cuore umano e continua a investire fiducia sull’uomo, fino a donare il proprio Figlio. I vignaioli a loro volta credono che la vigna sia di loro proprietà e considerano l’erede un rivale da eliminare, per gestire il bene a proprio piacimento.
Siamo indubbiamente di fronte al rifiuto dell’autorità e dell’amore di nostro Signore, una tentazione sempre attuale, in cui l’uomo vuole farsi padrone assoluto della propria esistenza, anziché esserne un amministratore fedele. Il sentirsi padroni assoluti della propria vita ci porta a commettere una serie infinita di errori, diventiamo superbi, invidiosi, avari e la nostra mente non è più in grado di distinguere cosa è bene e cosa è male. Ci perdiamo completamente ed andiamo così ad imitare le orrende azioni compiute dai contadini della nostra parabola. Per ritrovare la strada giusta dobbiamo sempre mettere Dio al primo posto, iniziare le nostre giornate rivolgendo il nostro primo sguardo a Lui che è sempre pronto ad accoglierci e perdonarci. Il brano evangelico si conclude con il richiamo alla pietra che i costruttori hanno scartato e che è diventata testata d’angolo. Gesù, rifiutato e condannato dagli uomini, è il fondamento su cui si regge la salvezza, è la nostra via, luce e verità.
Per concludere ricordo che il 4 ottobre ricorre la festa di San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia. La sua figura rappresenta in modo eccelso la risposta a questo brano evangelico: Francesco ha saputo accogliere la vigna del creato e del Vangelo non come un possesso da sfruttare, ma come un dono da custodire nella povertà, nella fraternità e nella lode a Dio. Seguiamo sempre il suo esempio e la nostra vita sarà piena di felicità e amore. Rivolgiamoci alla nostra Mamma Celeste affinché ci aiuti a rimanere fedeli agli insegnamenti del suo Figlio e a camminare insieme a Lui verso la gioia della vita eterna.
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