Pillole di SpiritualiTà
La gloria del Padre, la gloria di Dio è che l’uomo viva. Ecco, l’uomo vive in Cristo. (San Giovanni Paolo II)
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Camminare fianco a fianco
di Paola Buson – I parte
Sono passati ormai alcuni anni da quando mi sono ritirata dal lavoro: insegnare, e soprattutto “stare con i bambini” mi manca un po’…! Ora però, vorrei riflettere con te, caro lettore, sull’educazione scolastica, scavando nei ricordi per cogliere punti d’incontro tra alcune teorie imparate sui libri e l’esperienza maturata sul campo.
Erano gli anni 80, quando da giovani insegnanti supplenti ci si accingeva ad entrare in una classe, anche per pochissimi giorni, e si sentiva, entrando in quel mondo, come quel ruolo ti calava addosso quasi improvvisamente e ti caricava di una responsabilità tanto grande che altalenava tra entusiasmo ed incertezza, che rasentava quasi l’ansia da gestire in fretta, dall’oggi al domani, e in piena autonomia: …quel giorno, di quella classe, eri la maestra!
Sperimentare che i bambini erano così innocenti, semplici, schietti, liberi da pregiudizi, era toccare con mano come loro siano facilmente influenzabili dall’educatore. Da qui il fermo proposito di scegliere sempre, a sostegno dell’insegnamento, prima di tutto, i valori cristiani, all’insegna di quella spinta morale richiesta all’educatore cristiano; tali obiettivi sono importanti per una crescita umana integrale, da tradurre nella vita personale, ma poi anche in ogni situazione e in ogni attività. Ma questa visione della vita, nell’educazione scolastica statale già allora cominciava a “scricchiolare”, era palesemente più debole, poco sostenuta. Avevo quindi la necessità di trovare un appoggio, di avere un confronto, di ricevere un consiglio, magari di qualche collega che avesse più esperienza di me, ma non sempre ciò era scontato, per questo si doveva cercare altrove. Sentivo parlare di “sindacati” e “associazioni” che organizzavano “corsi di approfondimento e aggiornamento” per insegnanti ed in questo contesto ho conosciuto l’Associazione Italiana Maestri Cattolici, l’allora famosa AICM, un valido supporto per le esperienze, le conoscenze, tanti materiali, ecc., ma soprattutto per la carica valoriale e motivazionale che traspariva dalle attività che venivano proposte dall’AICM. Oggi scopro che questa formazione cristiana degli insegnanti di ogni ordine e grado affonda le sue radici nelle intuizioni di un grande santo francese vissuto circa tre secoli fa, Giovanni Battista De La Salle. Nasce a Reims nel 1651 da famiglia nobile, primogenito di 10 figli. Rimasto orfano di entrambi i genitori a 21 anni, studia in seminario, ma deve occuparsi dei fratelli. Questo non gli impedisce di prendere i voti e conseguire brillantemente il dottorato in teologia. Incaricato dall’arcivescovo di Reims, Giovanni inizia a occuparsi dell’istruzione dei giovani e conosce Adriano Nyel, un laico che ha dedicato la propria vita alla scuola popolare. Ma Giovanni si rende subito conto che: gli insegnanti sono mal preparati e senza stimoli. Capisce che l’insegnamento deve essere una missione e gli studenti si meritano docenti istruiti. Allora si guarda intorno, studia, osserva i metodi delle migliori scuole, prende una casa in affitto e vi si trasferisce con questi maestri, istruendoli lui stesso. Insegna loro che le lezioni non devono più essere individuali, ma collettive, preferendo l’organizzazione delle scuole in classi; dà priorità alla lingua madre – il francese – rispetto al latino nell’apprendimento della lettura, pone attenzione anche ai bisogni morali e non solo culturali dei maestri.
Quasi dieci anni dopo è eletto superiore dei Fratelli delle Scuole Cristiane, la congregazione da lui fondata, la prima interamente formata da insegnanti maschi che restano laici, perché lui li vuole in grado di istruire non solo nella fede, ma nel sapere e nelle professioni.
Con loro raggiunge alcuni importanti traguardi pedagogici: dà rilevanza al metodo simultaneo nell’insegnamento primario che sarà gratuito nelle scuole da lui fondate; organizza scuole serali e domenicali per i giovani lavoratori e inventa l’antenato del moderno insegnamento di indirizzo tecnico, commerciale e professionale.
Quando muore, il 7 aprile 1719, le case sono già 23 e i gli allievi diecimila. Al suo funerale accorrono in trentamila. Le sue spoglie sono state trasportate a Roma nella casa generalizia dell’istituto nel 1937.
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