Pillole di SpiritualiTà
L'amore di Dio è il primo come comandamento, ma l'amore del prossimo è primo come attuazione pratica. (Sant'Agostino)
NEWS
Quia tu es fortitudo mea - I PARTE
tratto dal sito 'Opus Dei'
“Per aspera ad astra!”
“Attraverso le difficoltà si arriva alle stelle”. Questa ben nota frase di Seneca esprime in modo significativo l’esperienza umana secondo cui, per ottenere il meglio, bisogna impegnarsi, e perciò, “quello che vale costa”; per poter raggiungere i beni più alti è necessario lottare per superare gli ostacoli e le asperità che continuamente si presentano nel corso della vita.
Molte pagine letterarie di culture diverse esaltano la figura dell’eroe, che in qualche modo incarna quella frase della sapienza latina che qualunque persona vorrebbe riferita anche a sé: nihil difficile volenti, nulla è difficile per colui che vuole.
Così, dunque, a livello umano, la fortezza è apprezzata e ammirata. Questa virtù, che va sempre unita alla capacità di sacrificarsi, anche fra gli antichi godeva di un profilo ben definito. Il pensiero greco considerava la “andreia” come una delle virtù cardinali, che modera i sentimenti di contesa caratteristici dell’appetito irascibile, e così dà vigore all’uomo che cerca il bene, anche se è cosa difficile e ardua, senza che il timore lo trattenga.
“Quia tu es fortitudo mea” (Sal 31, 5)
Fa parte anche dell’esperienza umana la constatazione della debolezza della nostra condizione, che in un certo senso costituisce l’altra faccia della moneta della virtù della fortezza. Molte volte dobbiamo riconoscere che non siamo stati capaci di compiere certi lavori che in teoria erano alla nostra portata.
In noi stessi troviamo la tendenza a sgomentarci, a essere deboli con noi stessi, a rinunciare a essere laboriosi per l’impegno che questo comporta. In altre parole, la natura umana, creata da Dio per le cose più elevate, ma ferita poi dal peccato, è capace di grandi sacrifici ma anche di grandi cedimenti.
La rivelazione cristiana offre una risposta piena di significato alla condizione paradossale nella quale versa la nostra esistenza. Per un verso, infatti, essa assume i valori che sono propri della virtù umana della fortezza, che è lodata in numerose occasioni nella Bibbia. Già la letteratura sapienziale si faceva eco di ciò, facendo capire, sotto forma di una domanda retorica nel libro di Giobbe, che la vita dell’uomo sulla terra è milizia.
Con una frase in certo qual modo misteriosa, Gesù dice, parlando del Regno di Dio, che se ne impadroniscono i violenti: violenti rapiunt. Questa idea è rimasta riflessa nell’iconografia medievale, come si può vedere, per esempio, nella cappella di tutti i santi a Ratisbona, dove l’immagine che rappresenta la fortezza lotta contro un leone.
Nello stesso tempo, sono numerosi i testi della Scrittura che sottolineano come le diverse manifestazioni di un comportamento forte (pazienza, perseveranza, magnanimità, audacia, fermezza, franchezza, e anche la disposizione di dare la vita) provengono da Dio e possono essere mantenute soltanto se sono ancorate in Lui: quia tu es fortitudo mea, perché Tu sei la mia fortezza (Sal 31, 5). In altre parole, l’esperienza cristiana insegna che “tutta la nostra forza ci è data in prestito”.
San Paolo esprime in modo adeguato questo paradosso, nel quale s’intrecciano gli aspetti umani e quelli soprannaturali della virtù: “quando sono debole, è allora che sono forte”, perché, come gli ha assicurato il Signore: “sufficit tibi gratia mea, nam virtus in infirmitate perficitur, ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”.
“Senza di me non potete far nulla” (Gv 15, 5)
Il modello e la sorgente della fortezza per ogni cristiano, pertanto, è Cristo stesso, che non solo con le sue azioni dà un esempio costante che arriva addirittura a dare la propria vita per amore agli uomini, ma che inoltre afferma: “senza di me non potete far nulla”.
Così la fortezza cristiana rende possibile la sequela di Cristo, un giorno dopo l’altro, senza che il timore, il prolungarsi dello sforzo, le sofferenze fisiche o morali, i pericoli, offuschino nel cristiano la percezione che la vera felicità consiste nell’aderire alla volontà di Dio e lo allontanino da essa. Gesù ci ha avvertiti chiaramente: “Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, verrà l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio”.
“Beata quae sine morte meruit martyrii palmam”: il martirio della vita quotidiana
Fin dall’inizio i cristiani considerarono un onore subire il martirio, perché riconoscevano che equivaleva a una piena identificazione con Cristo. Nel corso della storia la Chiesa ha conservato una tradizione di particolare venerazione per i martiri, che per una disposizione speciale della Provvidenza hanno sparso il loro sangue per proclamare la loro adesione a Gesù, dando così il più alto esempio non solo di fortezza, ma anche di testimonianza cristiana.
Anche se in ogni era storica, compresa la nostra, questo tipo di testimoni del Vangelo non sono mancati, è anche vero che, nella vita normale nella quale si trova la maggior parte di noi cristiani, difficilmente si daranno in queste condizioni.
Pur tuttavia, come ricordava Benedetto XVI, esiste anche un “martirio della vita quotidiana”, della cui testimonianza il mondo di oggi ha particolarmente bisogno: “la testimonianza silenziosa ed eroica di tanti cristiani che vivono il Vangelo senza compromessi, compiendo il loro dovere e dedicandosi generosamente al servizio dei poveri”.
In tal senso, lo sguardo si rivolge a Santa Maria, perché è stata ai piedi della Croce di suo Figlio, dando un esempio di straordinaria fortezza senza subire la morte fisica, sicché può ben dirsi che fu martire senza morire, secondo il tenore di un’antica preghiera liturgica. “Ammira la fortezza della Madonna: ai piedi della Croce, con il più grande dei dolori umani – non c’è dolore come il suo dolore – piena di fortezza. – Chiedile questo vigore, per saper stare anche tu presso la Croce”.
“Omnia sustineo propter electos” (2 Tm 2, 1)
La Madonna Addolorata è testimone fedele dell’amore di Dio e illustra molto bene l’azione che più caratterizza la virtù della fortezza, che consiste nel resistere (sustinere) alle avversità, alle cose spiacevoli, dolorose. Naturalmente si tratta di un resistere nel bene, perché senza il bene non c’è felicità. Per un cristiano la felicità s’identifica con la contemplazione della Trinità nel cielo.
Nella Madonna trovano compimento le parole del Salmo: si consistant adversum me castra, non timebit cor meum..., se contro di me si accampa un esercito, il mio cuore non teme. Anche san Paolo, prima di arrivare alla suprema testimonianza di Cristo, si esercitò durante la sua vita in questo atto caratteristico della fortezza, tanto da poter affermare: “sopporto ogni cosa per gli eletti”.
Per esprimere questo aspetto della virtù (la resistenza), la Sacra Scrittura suole riferirsi alla immagine della roccia. In una delle sue parabole Gesù allude alla necessità di costruire sulla roccia, vale a dire, non solo ascoltare la sua parola, ma sforzarsi di metterla in pratica. Si intende che, in fin dei conti, la roccia è Dio, come non cessa di ripetere l’Antico Testamento: “Il Signore è mia roccia, mia fortezza, mio liberatore; il mio Dio, la mia rupe in cui mi rifugio, il mio scudo, la mia salvezza!”. Non ci meraviglia allora che san Paolo arrivi ad affermare che la roccia è Cristo stesso, il quale è “potenza di Dio”.
La fortezza per resistere alle difficoltà proviene, dunque, dall’unione con Cristo mediante la fede, come dice san Pietro: resistite fortes in fide!, resistete saldi nella fede. In tal modo si può dire, in un certo senso, che il cristiano si trasforma, come Pietro, nella roccia sulla quale Cristo si appoggia per edificare e sostenere la sua Chiesa.
La fortezza
Quia tu es fortitudo mea - I PARTE
La fortezza
Quia tu es fortitudo mea - II PARTE
BATTESIMO DEL SIGNORE-FESTA-11 GENNAIO 2026-ANNOA
"Appena battezzato, Gesù vide lo Spirito di Dio venire su di lui"
I VAGITI DEL FIGLIO DI DIO
"Troverete un bambino che giace in una mangiatoia"
Con una piccola donazione puoi riaccendere la speranza di uomini, donne e bambini in Brasile e, anche in Italia...
La Rivista ufficiale della
Famiglia del Cuore Immacolato di Maria
L'amore di Dio è il primo come comandamento, ma l'amore del prossimo è primo come attuazione pratica. (Sant'Agostino)