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LA VERGINITÀ PERPETUA DI MARIA

PRIMA PARTE

di padre Francesco Bamonte, icms

 

PRIMA PARTE

La Madonna, come la Chiesa ha sempre creduto e professato, fu vergine prima della nascita di Gesù, rimase vergine nel momento in cui lo partorì e conservò la sua verginità per tutto il resto della sua vita. La tradizione ci consegna nell’iconografia mariana tale straordinario avvenimento con la rappresentazione di tre stelle che ornano il mantello della Madonna o di una stella sulla sua fronte e due sul suo mantello.
Maria non concepì per intervento umano, ma per opera dello Spirito Santo. E Gesù non fu generato da un padre umano. L’evangelista Luca afferma, riferendosi alla concezione verginale di Gesù in Maria: «Il figlio, come si credeva, di Giuseppe» (Lc 3, 23; cfr. Lc. 2, 23. 48).
Quando l’evangelista Matteo scrive: «prima che venissero a stare insieme» (Mt 1, 18) e, quando attesta «egli non la conobbe finché non ebbe partorito un figlio» (Mt 1, 25), non sta affermando che Giuseppe abbia avuto rapporti coniugali con Maria in seguito, ma solo che non vi furono prima del parto. La traduzione di   Mt 1, 25 sarebbe quindi più precisa così: «senza che egli la conoscesse, ella partorì un figlio» (cfr. Gen. 8, 7; 2 Sam. 6, 23; Mt. 28, 20).

Il concepimento di Gesù nel grembo della Madre fu un evento miracoloso, soprannaturale, un’opera divina, che sorpassa ogni umana comprensione e possibilità.
Il modo in cui Maria partorì ebbe quindi un carattere straordinario.
In una catechesi tenuta durante una Udienza generale, il Papa San Giovanni Paolo II disse:

«La Chiesa ha costantemente ritenuto la verginità di Maria una verità di fede, cogliendo e approfondendo la testimonianza dei Vangeli di Luca, di Matteo e probabilmente, anche di Giovanni. Nell’episodio dell’Annunciazione, l’evangelista Luca chiama Maria “vergine”, riferendo sia della sua intenzione di perseverare nella verginità come del disegno divino che concilia tale proposito con la sua prodigiosa maternità. […] La struttura del testo lucano (cfr Lc 1,26-38; 2,19. 51) resiste ad ogni interpretazione riduttiva. La sua coerenza non permette di sostenere validamente mutilazioni dei termini o delle espressioni che affermano il concepimento verginale operato dallo Spirito Santo. L’evangelista Matteo, riferendo l’annuncio dell’angelo a Giuseppe, afferma al pari di Luca il concepimento operato dallo Spirito Santo (Mt 1,20) con esclusione di relazioni coniugali. La generazione verginale di Gesù, inoltre, è comunicata a Giuseppe in un secondo momento: non si tratta per lui di un invito a dare un assenso previo al concepimento del Figlio di Maria, frutto dell’intervento soprannaturale dello Spirito Santo e della cooperazione della sola madre. Egli è soltanto chiamato ad accettare liberamente il suo ruolo di sposo della Vergine e la missione paterna nei riguardi del bambino. Matteo presenta l’origine verginale di Gesù come compimento della profezia di Isaia: “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi” (Mt 1,23; cfr Is 7,14). In tal modo Matteo porta a concludere che il concepimento verginale è stato oggetto di riflessione nella prima comunità cristiana, che ne ha compreso la conformità al disegno divino di salvezza e il nesso con l’identità di Gesù, “Dio con noi”».

Il valore della verginità

Nella storia di Israele la verginità era molto stimata prima del matrimonio come segno di preparazione ad esso (Gen 24, 16). Al momento del matrimonio la sposa doveva essere vergine. Il rapporto sessuale sanciva una sorta di matrimonio; il rapporto prematrimoniale era invece equiparato alla prostituzione. Inoltre, Israele apprezzava solo la maternità. Per le donne di Israele generare figli era la massima aspirazione e realizzazione, in quanto rappresentava il loro contributo al piano salvifico di Dio assegnato ad Adamo ed Eva, «Siate fecondi e moltiplicatevi» (Gen 1, 28), e ad Abramo grazie a una discendenza numerosa, così da formare un grande popolo dal quale doveva nascere il Messia futuro. Per tale motivo la sterilità e la mancanza di figli era stimata una vergogna, una sciagura, una maledizione, un “castigo” di Dio. Tutte le grandi donne di Israele poste a modello (Sara, Debora, Giuditta, Ester…) erano sposate o vedove. Dunque, la Madonna non aveva davanti a sé nessun modello di verginità permanente. Solo lo Spirito Santo può quindi averle suggerito una scelta così originale e averle dato la Grazia per seguirla. La verginità è un dono che lo Spirito Santo ha fatto a Maria, come le aveva fatto il dono di essere concepita immacolata.

Maria è piena di Grazia fin dal primo istante della sua esistenza, santa più di tutti i santi insieme. Se tanti di questi hanno fatto proposito di verginità per stare più uniti a Dio, come non pensare che Maria non li abbia preceduti?
Scrive Paolo VI:

«La scelta dello stato verginale da parte di Maria non fu un atto di chiusura ad alcuno dei valori dello stato matrimoniale, ma costituì una scelta coraggiosa compiuta per consacrarsitotalmente all’amore di Dio».

Anche Cristo si consacrerà totalmente al Padre nella verginità. Lo seguirà uno stuolo di uomini e donne che, lungo i secoli, vivranno interamente consacrati a Dio, a imitazione Sua, come anche della Madre e di san Giuseppe.
Coloro che a imitazione di Gesù, Maria e Giuseppe, vogliono essere vergini, si consegnano totalmente a Dio, nel corpo e nell’anima. Consegnarsi a Dio con cuore indiviso costituisce l’elemento formale e intenzionale della verginità.
Vari mariologi e teologi motivano verginità e matrimonio in Maria e Giuseppe con questa spiegazione: se una ragazza avesse conosciuto un ragazzo con lo stesso proposito di verginità, il matrimonio avrebbe rappresentato una buona soluzione. Si evitavano ulteriori richieste e si rispettava la prescrizione ebraica di sposare un uomo della stessa tribù (cfr. Num 36, 6). Ed è esattamente quello che fecero Maria e Giuseppe. In alcuni gruppi giudeocristiani si sarebbe vissuto così fino al IV secolo. Questa soluzione fu menzionata anche da San Giovanni Paolo II nelle sue catechesi mariane.

Come fu miracoloso il concepimento, così fu anche il parto di Maria Santissima: ella, per intervento soprannaturale partorì il Figlio di Dio, rimanendo vergine. Gesù passò dal grembo della Madre senza ledere il suo corpo, come uscirà dal sepolcro senza rimuoverne la pietra ed entrerà nel Cenacolo a porte chiuse.
Per rappresentare il parto verginale di Maria è molto bello l’esempio dell’immagine del raggio di luce che passa attraverso il vetro senza lederlo in alcun modo. Ora, Gesù è la luce del mondo (cf Gv 9,5). Tale immagine è stata inserita nel primo Prefazio della Madonna che troviamo nel Messale Romano, mediante il quale la Chiesa così prega: «Sempre intatta nella sua gloria verginale ha irradiato sul mondo la luce eterna, Gesù Cristo nostro Signore».
Scrive René Laurentin:

«Il mistero della verginità nel parto ci ricorda delle verità misconosciute e tuttavia essenziali al mistero cristiano: il corpo è parte integrante dell’uomo, è salvato da Cristo, associato a tutto il compimento della salvezza, promesso a un destino eterno. Fin da quaggiù il corpo è raggiunto dall’opera della grazia, poiché gli impulsi della nuova creazione sono all’opera, e Dio non ha mancato di manifestare talvolta nel suo corpo dei segni in forma di miracoli: il camminare sulle acque, la trasfigurazione e, per finire, la risurrezione. La verginità integrale della Madre di Dio appartiene all’ordine di questi segni».

Leggiamo da un sito teologico domenicano:

«Maria si accorse che anche il suo parto fu verginale, senza alcun spargimento di sangue e senza alcun dolore. Se vi fosse stato spargimento di sangue sarebbe rimasta contaminata, secondo la legge mosaica. Ora come poteva succedere che Colui che veniva nel mondo per purificare e santificare, come suo primo atto rendesse impura e contaminata, sia pure solo sotto il profilo rituale, la sua santissima Madre? La Madonna fu testimone di questo parto miracoloso, di cui si può scorgere qualche traccia in alcune versioni di Gv 1,13».

San Giovanni Paolo II ribadisce la convinzione che la Madonna, per ispirazione dello Spirito Santo, abbia fatto un proposito di verginità. La Madonna, infatti, rimase vergine anche dopo la nascita di Gesù, per tutto il resto della sua vita. Ella si consacrò totalmente alla missione redentrice del Figlio:

«Le parole di Maria all’Angelo: “Come è possibile questo poiché non conosco uomo” (Lc 1,34) “mettono in evidenza sia l’attuale verginità di Maria sia il suo proposito di rimanere vergine. L’espressione da lei usata, con la forma verbale al presente, lascia trasparire la permanenza e la continuità del suo stato”»… «In realtà il suo proposito di verginità la disponeva ad accogliere il volere divino “con tutto il suo io umano, femminile, ed in tale risposta di fede erano contenute una perfetta cooperazione con la grazia di Dio, che previene e soccorre, ed una perfetta disponibilità all’azione dello Spirito Santo”».

E ancora il Papa così si è espresso:

«Si deve dunque ritenere che a guidare Maria verso l’ideale della verginità è stata un’ispirazione eccezionale di quello stesso Spirito Santo che, nel corso della storia della Chiesa, spingerà tante donne sulla via della consacrazione verginale. La presenza singolare della grazia, nella vita di Maria, porta a concludere per un impegno della giovane nella verginità. Colma di doni eccezionali del Signore dall’inizio della sua esistenza, ella è orientata ad una dedizione di tutta se stessa – anima e corpo – a Dio nell’offerta verginale».

Citando il grande teologo di Colonia, maestro di San Tommaso d’Aquino, scrisse sant’Alfonso de’ Liguori ne Le glorie di Maria:

«Maria, afferma sant’Alberto Magno, “giustamente è chiamata Vergine delle vergini perché, offrendo per prima la sua verginità a Dio, gli ha procurato poi tutte le vergini che l’hanno imitata”, come aveva predetto Davide: “Con lei le vergini compagne a te sono condotte… nel palazzo del re” (Sal 44,15-16)».

Maria non ha avuto altri figli oltre Gesù

Il termine “primogenito”, dato a Gesù nel Vangelo di Luca: “Ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito” (Lc 2,7), non indica che Maria abbia generato altri figli dopo Gesù, poiché nel giudaismo anche il figlio unico è designato con il nome di primogenito. Il titolo di primogenito portava con sé particolari diritti e doveri. Nella lettera agli Ebrei 1, 6, l’unico Figlio di Dio viene detto primogenito.
Quando la Sacra Scrittura parla di fratelli e sorelle di Gesù (cf. per esempio, Mt 12, 46; 13,55; Mc 6,3; Lc 8,20; Gv 2,12; At 1,14), si riferisce ai cugini. Il termine «fratello e sorella», nel linguaggio usato dagli ebrei contemporanei di Gesù, ha infatti un significato molto ampio: si riferisce ai fratelli e sorelle di sangue. Si riferisce ai cugini e ai congiunti a vario grado di parentela. Si riferisce infine anche ai membri di una tribù o di un clan, come vediamo nell’Antico Testamento.
Da notare poi che Gesù è indicato come il Figlio d Maria, con l’articolo (Mc 6,3). Si noti anche, che nell’episodio dello smarrimento e del ritrovamento nel tempio di Gesù adolescente da parte di Maria e Giuseppe, non si fa menzione di altri figli, e del resto Maria non avrebbe intrapreso il pellegrinaggio se avesse avuto dei bambini più piccoli.
Infine, il senso immediato delle parole: «Donna, ecco tuo figlio», «Ecco la tua madre» (Gv 19,26), che Gesù dalla croce rivolge a Maria e al discepolo prediletto, indica chiaramente che Maria non aveva altri figli oltre Gesù.

San Tommaso d’Aquino nell’articolo della Somma Teologica dedicato alla verginità perpetua di Maria dichiara:

«Senza alcuna esitazione dobbiamo condannare l’errore di Elvidio, il quale osò affermare che la madre di Cristo dopo il parto ebbe rapporti coniugali con Giuseppe e generò altri figli.
Primo, perché ciò deroga alla dignità di Cristo: il quale come per la natura divina è “l’Unigenito del Padre” (Gv. 1, 14), “quale suo Figlio assolutamente perfetto”, così conveniva che fosse anche l’unigenito della Madre, quale suo frutto perfettissimo.
Secondo, perché tale errore offende lo Spirito Santo, che nel seno della Vergine, divenuto suo santuario, formò la carne di Cristo: per cui non era decoroso che in seguito questo seno verginale fosse violato da rapporti coniugali.
Terzo, perché ciò compromette la dignità e la santità della Madre di Dio: la quale si sarebbe dimostrata sommamente ingrata se non si fosse accontentata di un Figlio così grande e se avesse voluto perdere spontaneamente con dei rapporti coniugali la verginità che un miracolo le aveva conservata.
Quarto, perché sarebbe da rimproverare a Giuseppe la massima presunzione se egli avesse tentato di profanare colei che aveva concepito Dio per opera dello Spirito Santo, come egli sapeva per rivelazione angelica.
Quindi dobbiamo affermare senza alcuna riserva che la Madre di Dio, come vergine concepì e vergine partorì, così anche dopo il parto rimase vergine per sempre».

CONTINUA…

 

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